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24 novembre 2007
echoes on the space
Ciao ragazzi, volevo solo dirvi che tra un pò ritorno........nel frattempo potete trovarmi anche su
www.myspace.com/echoesdj
Ciao a tutti e alla prossima..............ONLY ROCK 'N' ROLL
| inviato da echoes il 24/11/2007 alle 12:11 | |
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5 giugno 2007
........................NOSTALGIA CANAGLIA
Martedì 29 Maggio, entusiasta, vado a Lecce per vedere il concerto dello storico gruppo degli Osanna. Alla fine del concerto la delusione è immensa per alcuni motivi: 1) dei veri Osanna è rimasto solo un membro: Lino Vairetti; 2) i suoni sono stati completamente rivoluzionati in quanto ora sono molto freddi, molto anni ’80 (sonorità che odio); 3) i vecchi pezzi, che dovrebbero rappresentare i cavalli di battaglia della band, sono stati riarrangiati in malomodo (tanto che si faceva fatica a riconoscerli), senza parlare poi dei nuovi pezzi che sembravano canzoni per matrimoni napoletani; 4) i nuovi musicisti, secondo me, non sono all’ altezza della situazione; 5) in parole povere, per riassumere il tutto, hanno fatto veramente SCHIFO ! Per questi motivi ho deciso di dedicare questo post ai veri Osanna, quelli degli anni ’70 e mi fermerò a quest’ epoca perché ciò che stanno facendo ora non lo ritengo degno di nota. I napoletani Osanna occupano un posto molto importante nel panorama del rock progressive italiano. La loro musica è fortemente influenzata dal prog inglese (soprattutto dai Jethro Tull) che comunque hanno saputo fondere, con maestria, con il folk napoletano in modo molto originale. Il nucleo del gruppo va ricercato intorno al 1967 in alcuni componenti dei Battitori Selvaggi, ed è composto dal cantante Lino Vairetti, dal chitarrista Danilo Rustici,dal batterista Massimo Guarino e dal bassista Lello Brandi. In seguito decidono di mutare il nome in Volti di Pietra e infine in Città Frontale, prima di assumere la definitiva sigla di Osanna (il cui nome nacque, si dice, sfogliando per caso il vocabolario); e proprio nei Città Frontale ha militato, per un breve periodo, anche Gianni Leone, il futuro tastierista del Balletto di Bronzo , sostituito poi dal sassofonista e flautista, Elio D'Anna, che ricoprirà un ruolo importantissimo.
 Nell'agosto del 1971, viene registrato l’album d’ esordio della band: “L’ Uomo”. Il disco, che comunque è un bel disco, è un concept-album, su l’ essere dell’ uomo, che alterna, con maestria, momenti acustici con momenti duri e memorabili. Le esibizioni dal vivo degli Osanna sono subito spettacolari, i musicisti si mostrano con i visi pitturati a mo' di maschere pulcinelliane e pirandelliane, che si riferiscono soprattutto all'ipocrisia umana, e tutto è contornato da giochi di luci psichedeliche e da un insieme di effetti scenografici, alcuni dei quali sono inventati dal gruppo stesso.  Nel 1972, gli Osanna provano, col maestro Luis Bacalov (che ha precedentemente arrangiato e diretto il “Concerto Grosso” dei New Trolls) l'esperimento di unire la musica classica con la musica rock, realizzando “Preludio, tema, variazioni, canzona” che è la colonna sonora del film Milano Calibro 9. Io, quest’ album, non ho avuto modo di ascoltarlo, ma comunque non se ne parla molto bene. Nel 1973 gli Osanna pubblicano “Palepoli” e con esso ritornano a suonare musica di grandi livelli; anche questo, come l’ Uomo, è un concept-album sulla Napoli antica. Il disco, a mio avviso il più particolare e il migliore della band, è il più originale, frutto di un'intensa ricerca delle tradizioni musicali partenopee, che vengono sapientemente mescolate con il rock, e dello studio della storia di Napoli e del suo popolo che viene raccontata attraverso testi semplici ma di grande impatto.  Nel 1974, gli Osanna, pubblicano “Landscape of life”, e nel 1975 esce “Suddance” , album che io non ho ascoltato e dei quali non se ne parla molto bene (soprattutto del primo). Ora: che pensate degli Osanna ? Qual’ è il loro album che preferite ? Come al solito vi invito a lasciare i vostri giudizi nei commenti. Ciao a tutti e alla prossima………….ONLY ROCK ‘N’ ROLL !
| inviato da il 5/6/2007 alle 12:41 | |
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21 maggio 2007
.........AN OBSERVATION BY ME.............
Salve ! Spesso, in questo blog, è stata accennata una band leggendaria della quale, però, non ve ne ho mai parlato in modo approfondito……ed è per questo che questo post sarà dedicato ad essa……..i KING CRIMSON. I King Crimson sono un gruppo nato nel 1969 e ancora attivo. In tutta la storia della band i vari componenti sono mutati continuamente, tranne il chitarrista Robert Fripp che è stato sempre presente.
 (Robert Fripp)
Il nome King Crimson (Re Cremisi) viene coniato da Peter Sinfield (membro della prima formazione) come sinonimo di Beelzebub, principe dei demoni che, secondo Fripp, sarebbe una forma anglicizzata dell'espressione araba "B'il Sabab", che significa "l'uomo con uno scopo”. La band nasce con il nome "Giles, Giles & Fripp" come terzetto: Robert Fripp, chitarra e mellotron, i fratelli Mike e Peter Giles, rispettivamente batteria e basso. Il successo non è esaltante. Il gruppo cambia nome in King Crimson, e anche formazione: si allontana Peter Giles, arriva Ian McDonald che suona fiati e tastiere, al quale presto si aggiungono Greg Lake (in sostituzione di Peter Giles), che suona basso , chitarra acustica e voce e Peter Sinfield, che è il membro esterno del gruppo che contribuisce alla creazione musicale con i suoi testi e soprattutto manovrando le luci negli spettacoli dal vivo.
 (i primi King Crimson)
Il quartetto Fripp-Lake-Giles-McDonald incide il primo album, "In the Court of the Crimson King" nell'ottobre 1969. Questo è l'album- capolavoro del gruppo e, forse, il più importante della storia del rock progressive. Il gruppo si caratterizza quasi subito come emanazione della complessa e originale personalità musicale di Fripp. Nel 1970 Greg Lake abbandona il gruppo alla ricerca di un’ esperienza diversa e che potesse prospettare maggiori successi di pubblico e, quindi, con Keith Emerson e Carl Palmer forma, appunto, gli Emerson, Lake & Palmer. Nel 1970, i King Crimson pubblicano “In the Wake of Poseidon” che contiene dei pezzi registrati con Greg Lake. Questo disco, che è stato elaborato sulla scia di quello precedente, vede Fripp lanciarsi in sperimentazioni con tastiere elettroniche che poi verranno riprese negli album che egli, successivamente, inciderà con Brian Eno. Per la realizzazione di quest’ album, i King Crimson si servono della collaborazione del pianista jazz Keith Tippett. Comunque, per la cronaca, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un album, a mio avviso, stupendo.
 (copertina di "In the wake of poseidon")
Sempre nel 1970, la band incide “Lizard” e questo, a mio avviso, è l’album più particolare del gruppo insieme a “Islands”, pubblicato nel 1971, che è da considerare un vero e proprio laboratorio musicale. In questi due album Fripp e Sinfield sperimentano soluzioni diverse, e rimpiazzano McDonald e Giles, anche loro in fuga dal gruppo, con dei talenti provenienti da esperienze diverse tra cui molti jazzisti e, nella seconda parte di Lizard, vi è anche il futuro cantante degli Yes, Jon Anderson. Islands vede l'arrivo del cantante Boz Burrell e del batterista Ian Wallace, che si aggiungono al sassofonista/flautista Mel Collins in sostituzione di McDonald.
 (copertina di "Islands")
Alla fine di una tournèe americana Fripp, a causa dello stress provocato da essa, scioglie il gruppo. Dopo un anno, nel 1973, egli riforma la band senza Peter Sinfield, e con una formazione del tutto inedita: il violista David Cross, il batterista degli Yes Bill Bruford, il bassista e cantante John Wetton e il percussionista Jamie Muir. La band, dopo una tournée trionfale, incide l’album, “Larks' Tongues in Aspic”. Anche in questo caso, secondo me, siamo di fronte ad un album stupendo caratterizzato, anch’ esso, da un jazz rock sofisticato, complesso, che alterna momenti molto soft con alcune ballate a violenti virtuosismi strumentali memorabili.
 (copertina di "Larks' Tongues In Aspic")
Successivamente, abbandona anche Jamie Muir che non sopporta lo stress dei tour. Nel 1974 viene pubblicato “Starless and Bible Black”. Anche questo è un album molto interessante per la cui realizzazione, i KC, sono partiti da materiali registrati dal vivo, che non sono altro che delle improvvisazioni, su cui sono state sovraincise piccole parti strumentali fatte in studio. Subito dopo l’ uscita dell’album abbandona David Cross e rientra Ian McDonald, il sassofonista delle origini. Questa nuova formazione incide e pubblica, sempre nel 1974, l’ album “Red” . Per la realizzazione di questo disco i KC si servono della collaborazione di alcuni jazzisti. Personalmente ho ascoltato solo qualcosa di questo album e onestamente devo dire che, quel poco che ho ascoltato, non mi ha colpito più di tanto. Purtroppo, oltre a tutto ciò, non ho avuto modo di ascoltare altro dei King Crimson….per cui invito tutti coloro che volessero segnalare e recensire altri loro album, di farlo attraverso i commenti. Ora mi limiterò ad elencare la restante discografia dei KC: nel 1981 viene pubblicato “Discipline” (del quale se ne perla molto bene), nel 1982 esce “Beat”, nel 1984 “Three of A Perfect Pair” , nel 1994 (in sestetto con due batterie, due bassi e due chitarre) “Vroom” , nel 1995 “Thrak”, nel 1996 “THRaKaTTaK” , nel 2000 “The ConstruKction of Light” e “Heaven and Earth” realizzato sotto il nome di “Project X”, nel 2003 “The Power to Believe”. Attualmente i King Crimson stanno realizzando un album che dovrebbe uscire a settembre. Ora: qual’ è, secondo voi, l’ album più bello dei King Crimson ? Lasciate i vostri giudizi nei commenti e poi, tra qualche giorno, tireremo le somme……Ciao a tutti e alla prossima…….ONLY ROCK ‘N’ ROLL !
| inviato da il 21/5/2007 alle 12:0 | |
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4 maggio 2007
......e ancora..............MUSEO ROSENBACH

.......Questo è il retro dell' album "Zarathustra" dei Museo Rosenbach. Qual' è la vostra interpretazione di questa immagine ? Scrivete tra i commenti ciò che , secondo voi, rappresenta essa e poi, tra qualche giorno, tireremo le somme. Ciao e alla prossima.....ONLY ROCK 'N' ROLL !
| inviato da il 4/5/2007 alle 9:31 | |
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17 aprile 2007
17\04\2007
Finalmente! Dopo mesi e mesi di ricerche, l’ ho trovato e, direttamente dagli Stati Uniti (e non sto scherzando), oggi è qui ! Sto parlando di un album che, a mio avviso, non è un album ….è un capolavoro….si tratta di “Zarathustra” dei Museo Rosenbach.  Il Museo Rosenbach nasce intorno al 1971, dalle ceneri di due gruppi, una cover band chiamata La Quinta Strada e Il Sistema (di cui l' etichette discografica Mellow ha pubblicato alcune vecchie registrazioni nei primi anni ‘90). Nella formazione originale del Museo Rosenbach suona anche Leonardo Lagorio, che in seguito, prima della pubblicazione del primo disco, abbandonerà il Museo per entrare nella formazione dei Celeste. Gli altri componenti del gruppo sono: Stefano Glifi (voce), Enzo Merogno (chitarra e voce), Pit Corradi (tastiere), Alberto Moreno (basso, piano), Giancarlo Golzi (batteria, percussioni, voce).
Il Museo inizia esibendosi dal vivo in concerti in cui vengono eseguite sia cover di grandi gruppi progressive britannici e sia brani originali. Nel 1972 il gruppo viene contattato dalla Ricordi, che, nello stesso periodo, cerca di lanciare numerosi gruppi progressive (tra cui, il Banco del Mutuo Soccorso e la Reale Accademia di Musica). Con la Ricordi il Museo Rosenbach pubblica, nel 1973, Zarathustra. L'album comunque si rivela un insuccesso commerciale, forse dovuto, anche, alle presunte tendenze politiche, di estrema destra, del gruppo. Infatti “Zarathustra” è un concept-album sulle teorie di Nietzsche espresse nella sua opera più importante che è “Così parlò Zarathustra”; tali teorie furono, erroneamente, interpretate come teorie a favore della dittatura e quindi, per il periodo in cui furono elaborate, pro-naziste. Inoltre sulla copertina dell'album appare un collage con la foto di Mussolini su uno sfondo completamente nero. Poco tempo dopo l'uscita dell'album, il gruppo si scioglie e il batterista Giancarlo Golzi, in seguito, si unirà ai Matia Bazar. All'inizio degli anni '90 la Mellow Records, realizza altri due CD, con registrazioni dal vivo in “live ‘72” e brani inediti in “Rare and Unrealesed”. Nello stesso periodo i componenti del gruppo iniziano a considerare l'ipotesi di una reunion e a comporre nuovo materiale, presentato poi dal vivo con l'ausilio di un nuovo tastierista. Quindi la nuova formazione del Museo è così composta: Alberto Moreno (basso), Giancarlo Golzi (batteria), Marioluca Bariona (tastiere), Andrea Banchieri (voce), Marco Balbo (chitarra). Il secondo album, Exit, è stato pubblicato nel 2000. Vorrei spendere, ancora, due parole su “Zarathustra” in quanto ritengo che questo sia un album che tutti dovrebbero ascoltare e sicuramente è uno degli album più belli di tutta la scena prog italiana. Il disco è caratterizzato da influenze classiche, dall’ alternanza tra parti melodiche e parti più dure in cui la chitarra ha un ruolo molto importante (e ciò è un po’ inconsueto per un gruppo prog),dalle tastiere che sono in evidenza (come, invece, vuole il prog) e da momenti veramente memorabili. Non credo che siamo in tanti, purtroppo, a conoscere il Museo Rosenbach, perciò, come al solito, invito tutti coloro che non dovessero conoscerli a cercare l’ album “Zarathustra” e quindi ad ascoltarlo, invece, per quanto riguarda coloro che li conoscono, a scrivere, nei commenti, ciò che pensano su essi. Ciao e alla prossima…….ONLY ROCK ‘N’ ROLL !
| inviato da il 17/4/2007 alle 13:26 | |
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10 marzo 2007
............CAUTION RADIATION AREA
Ciao Ragazzi! Come vi ho promesso un po’ di tempo fa, in questo post vi parlerò del mio gruppo prog preferito: gli Area International Popular Group.
 Gli Area rappresentano, senza ombra di dubbio, il progetto più originale e coraggioso su tutta la scena del prog italiano e non solo. Iniziano la loro avventura musicale alla fine del 1972, raccogliendo musicisti di diverse estrazioni: pop, free-jazz, sperimentazione elettronica e contemporanea, con la volontà comune del superamento delle singole esperienze artistiche per approdare ad una “musica totale". La prima formazione del gruppo comprende l'estro artistico e vocale di Demetrio Stratos, il flautista Victor Edouard Busniello, il batterista Giulio Capiozzo, il bassista Yan Patrick Erar Djivas, il pianista Patrizio Fariselli ed il chitarrista Giampaolo Tofani. In seguito, Patrick Djivas deciderà di entrare a far parte della Premiata Forneria Marconi (PFM) venendo così rimpiazzato da Ares Tavolazzi. Assieme a lui lascia anche Busniello che decide di prendere una propria strada. Il sesto componente-ombra del gruppo è Gianni Sassi, il più grande ideatore di progetti culturali di quel periodo, con il compito di scrivere i testi e di curare l'immagine del gruppo. La musica degli Area si contraddistingue dalla fusione di diversi componenti come la sperimentazione, il jazz, il rock, la canzone popolare balcanica e il folk mediorientale. Per tutta la loro storia, il gruppo trova, nella critica e nel pubblico, pareri contrastanti fra loro. Questo è dovuto ai loro testi politicizzati e fortemente sperimentali (questa è un’ altra caratteristica essenziale degli Area). Oltre ai temi politici all'interno dei loro testi non viene trascurato l'impegno sociale, le utopie e i desideri della generazione del periodo. Questo, inoltre, è un gruppo che non ha mai cercato il consenso della gente ( pezzi ai limiti della sopportazione come “lobotomia” e “caos” o live come “event ‘76” ne sono la prova) e forse è ciò che li ha portati ad essere unici, originali, mai banali, a non sottostare alle leggi del mercato musicale pur di vendere dischi. Figura di spicco del gruppo è soprattutto quella del cantante Demetrio Stratos, le cui sperimentazioni vocali lo hanno portato a sviluppare una tecnica straordinaria, che comprende l'uso di diplofonie e di armonici vocali, nonché un'estensione quasi inarrivabile: ben 7000 Htz! L’ album di esordio della band si ha nel 1973 ed è “Arbeit macht frei”.
 Questo è, a mio avviso, un capolavoro e rappresenta il manifesto del loro stile nervoso e graffiante, che spazia dall’ improvvisazione free jazz al rock alla musica folk con qualche momento di sperimentazione. Nel 1974 viene pubblicato l’ album “Caution Radiation Area”, lavoro di totale sperimentazione condita da momenti free jazz e dalle melodie più orecchiabili del pezzo “Cometa Rossa”. Nel 1975 viene pubblicato “Crac!”, album dal quale riemerge l’ elevata qualità dei musicisti della band e lo stile marchiato Area. Inoltre dall’ ascolto di questo lavoro risulta chiaro l’ orientamento politico (di estrema sinistra) del gruppo.
 Nello stesso anno viene pubblicato “Are(A)zione”, l’ unico loro album live degno di essere ascoltato per la qualità della registrazione. Nel 1976 viene pubblicato “Maledetti”, album in cui si fondono accenni jazz con la musica popolare Balcanica. Per la realizzazione di questo lavoro, gli Area collaborano con altri 11 grandi musicisti provenienti da aree culturali molto diverse tra loro, tra i quali spiccano il sassofonista Steve Lacy e il percussionista Paul Lytton. In questo disco, il gruppo, attraverso i pezzi “Gerontocrazia”, “Scum”, “Giro, giro, tondo”, ipotizza 3 diverse forme utopiche di governo e cioè: nel primo pezzo si parla di un governo affidato agli anziani, nel secondo di un governo affidato alle donne e nel terzo di un governo affidato ai bambini.
 Nel 1977 il chitarrista Paolo Tofani abbandona il gruppo e non viene rimpiazzato. Nel 1978 viene pubblicato “1978 (gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano)”, album che segna la svolta artistica degli Area: i pezzi sono più brevi, viene abbandonata la sperimentazione e i testi sono poco significativi e per nulla profondi. Nel 1979 viene pubblicato “Event ‘76”, album live registrato nel 1976 nell’ Aula Magna dell’ Università Statale di Milano. Questo è un live ai limiti della sopportazione (e i fischi del pubblico ne danno la prova) caratterizzato totalmente da improvvisazione e sperimentazione. Nello stesso anno, alla vigilia di un concertone organizzato a Milano all’ Arena Civica per raccogliere fondi necessari per le sue costosissime cure, muore, in un ospedale newyorkese, Demetrio Stratos stroncato da leucemia fulminante. Dopo questo tragico episodio, la musica degli Area si stempera in un jazz-rock più convenzionale, come dimostra l’ album “Tic e Tac” pubblicato nel 1980, album che precede lo scioglimento del gruppo. Negli anni ‘90 il gruppo si ricompone inizialmente come trio, con Tavolazzi, Capiozzo e Fariselli, e successivamente come quartetto con Dalla Porta (che sostituisce Tavolazzi) e Condorelli alla chitarra. Nel 1996 vengono pubblicati “Concerto Teatro Uomo” e “Parigi-Lisbona”, album live registrati nel 1976. Nel 1997 viene pubblicato “Chernobyl 7991”, album che riprende il sound e gli elementi che caratterizzano i primi tre album del gruppo. Nel 2000, l’ improvvisa scomparsa di Capiozzo porta al definitivo scioglimento del gruppo dalle cui ceneri nasce il Patrizio Fariselli Project che nel 2001 pubblica l’ album “Lupi sintetici e strumenti a gas”. Ora: non so quanti di voi conoscono gli Area, per cui invito coloro che non dovessero conoscerli ad iniziare ad ascoltarli (più che altro questo è un consiglio) e coloro che invece li conoscono a scrivere, nei commenti, ciò che pensano su essi. Inoltre invito tutti coloro che non li conoscono a guardare, per intero, il montaggio video che sto per proporvi, in quanto ritengo che vi possa aiutare a capire, più o meno, ciò che era in grado di combinare Demetrio Stratos, con la sua voce, e la musica degli Area. Ciao e alla prossima…..ONLY ROCK ‘N’ ROLL ! (Scusate se mi sono dilungato in questo modo, ma era necessario. Buona visione)
| inviato da il 10/3/2007 alle 18:59 | |
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22 febbraio 2007
Ci vorrebbe sempre un..........BANCO DEL MUTUO SOCCORSO
Mercoledì 21 febbraio ’07, ore 21.30: sono nella mia camera e mentre eseguo alcuni esercizi sul basso, inizio a pensare al pezzo “Canto nomade per un prigioniero politico” del “Banco del Mutuo Soccorso” nel quale vi sono due parti in cui il basso pompa di brutto….e così decido di dedicare questo post al gruppo romano anche se mi soffermerò solo su quello che hanno fatto negli anni ’70, in quanto tutto ciò che hanno prodotto in seguito non lo ritengo degno di nota….nonostante ciò però, dopo averli visti suonare dal vivo circa due anni fa a Sogliano Cavour, posso dirvi che sono ancora in grado di offrire un grandissimo spettacolo.
Il nucleo originale del Banco si formò fra il 1968 e il 1971 grazie ai fratelli Vittorio Nocenzi e Gianni Nocenzi, rispettivamente tastierista e pianista, che facevano audizioni per case discografiche e si ritrovavano con altri musicisti in una sala prove. Nel 1971, al Festival Pop di Caracalla, i fratelli Nocenzi incontrano il chitarrista Marcello Todaro, il cantante Francesco Di Giacomo, il bassista Renato D' Angelo e il batterista Pierluigi Calderoni del gruppo prog Esperienze, insieme ai quali ottennero un contratto dalla Ricordi. Questa formazione pubblicò nel 1972 l'album d'esordio Banco del Mutuo Soccorso, che con brani come R.I.P. (requiescant in pace), la lunga suite Il giardino del mago e Metamorfosi, strumentale con un breve ma stupendo inserto vocale finale, attirò immediatamente l'attenzione del pubblico della nascente scena del rock progressivo italiano. Particolarissima anche la copertina del vinile, che raffigurava un salvadanaio.

Nello stesso anno fu pubblicato il secondo album, Darwin !, il primo concept album della scena musicale italiana: i brani sono infatti tutti legati al tema centrale della teoria dell' evoluzione della specie di Charles Darwin.

Il primo cambio nella formazione del gruppo avvenne nel 1973, in cui Todaro fu sostituito alla chitarra da Rodolfo Maltese, proveniente dal gruppo Homo Sapiens. In Io sono nato libero (1973) Maltese appariva, formalmente, come ospite, ma di fatto era già membro del Banco.

Quest’ ultimo album può essere considerato, a mio avviso, il più creativo ed originale del gruppo, incentrato sui vertiginosi e virtuosistici intrecci delle tastiere dei fratelli Nocenzi e sulle grandi doti vocali di Di Giacomo, al servizio di una particolarissima contaminazione tra il prog-rock inglese, le sonorità mediterranee e la tradizione romantica italiana . Nel 1974 il Banco abbandonò la Ricordi per passare all'etichetta Manticore di Greg Lake e Keith Emerson degli Emerson, Lake e Palmer, la quale aveva già acquisito anche la P.F.M. Nel 1975 fu pubblicato l'album Banco (anche noto come Banco IV, che riproponeva in inglese, per il mercato estero, i migliori brani dei primi tre album). L'album ebbe un grande successo di critica sia in Italia che all'estero. Nel 1976 fu pubblicato Come in un' ultima cena, promosso con un tour europeo che vedeva il Banco suonare come supporter di un "gigante" del rock progressive inglese, i Gentle Giant. Di questo album fu realizzata anche una versione in inglese (As in a Last Supper), con la traduzione di Angelo Branduardi. Nello stesso anno il gruppo incise anche Garofano Rosso, colonna sonora dell' omonimo film. Si tratta del primo album strumentale del Banco, che apriva una nuova epoca nell'evoluzione dello stile del gruppo. Ancora strumentale, e con sonorità ancora più complesse, fu il successivo ...di terra in cui venivano esplorate soluzioni che sconfinavano dal rock al jazz e alla musica classica. Per questa complessa realizzazione, il Banco si avvalse del contributo dell' orchestra sinfonica dell' Unione Musicisti di Roma . A partire da ...di terra. Gli anni '70 del Banco si chiusero con l’ album Canto di primavera, caratterizzato da suggestioni etniche e atmosfere pastorali. In quest'album subentra al basso Giovanni Colaiacomo, sostituendo D'Angelo. Ora: non so quanti di voi conoscono il Banco del Mutuo Soccorso, ma se li conoscete, o se avete ascoltato qualcosa, che ne pensate di essi? Qual’ è, tra quelli del gruppo, il vostro album e il vostro pezzo preferito? Scrivetelo nei commenti. Ciao e alla prossima……….ONLY ROCK ‘N’ ROLL !
P.S. io adoro l’ album “io sono nato libero” e il pezzo “il giardino del mago” che è contenuto nel primo album.
| inviato da il 22/2/2007 alle 21:26 | |
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10 febbraio 2007
PROG MADE IN ITALY
 (copertina dell' album "storia di un minuto" della Pfm)
Salve gente, rieccoci qua!
Nel post precedente vi ho parlato delle caratteristiche fondamentali e della nascita del prog.
Per quanto riguarda questo post, invece, ho deciso di fare un piccolo salto in avanti e di parlarvi del rock progressive italiano. Prima di iniziare a fare ciò, però, vorrei citarvi altre band inglesi che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del prog e segnalarvi i loro album, da me ritenuti, più importanti. Quindi, tanto per iniziare torniamo a parlare dei King Crimson: oltre a “In the court of crimson king” , molto importanti sono anche gli album “In the wake of poseidon” e “Lark’ s tongues in aspic” ed il particolarissimo ”Lizard”. Altra band importantissima è quella dei Genesis che ha dato alla luce album stupendi come “Trespass”, “Nursery crime”, “Foxtrot”, “Selling england by the pound” e il concept-album “The lamb lies down on broadway”. Un altro gruppo che adoro è quello degli Emerson, Lake e Palmer la cui figura di spicco è quella del tastierista Keith Emerson che io definisco il “Jimi Hendrix” delle tastiere. Quest’ ultimi sicuramente sono meno raffinati rispetto ai precedenti, ma hanno dato vita a degli album memorabili come quello omonimo, “Tarkus”, “Pictures of an exhibition”, “Trilogy” e “Braian salad surgery”. Altri album importanti sono: “Octopus” dei Gentle Giant, “Thick as a brick” dei Jethro Tull, “Close to the edge” degli Yes, “Mirage” dei Camel, “In the land of grey and pink” dei Caravan ed infine “Pawn Hearts” dei Van Der Graaf Generator.
ATTENZIONE: I dischi che vi ho citato costituiscono solo, quella che io ritengo essere, la discografia essenziale del rock progressive inglese….ma c’ è molto, molto ancora. Ora vediamo il prog italiano.
Il rock progressive italiano è fortemente influenzato da quello inglese (ed secondo solo ad esso) ma nello stesso tempo, in alcuni casi, non manca di originalità. Il prog italiano, a mio avviso, sostanzialmente è un prog sinfonico-romantico caratterizzato generalmente da intrecci tastieristici che si ispirano alla musica classica senza tralasciare la tradizione romantica e melodica italiana.
Il rock progressive in Italia arriva nel 1970 con l’ album omonimo dei Trip, band metà inglese e metà italiana (con essi ha suonato pure Ritchie Blackmoore prima di unirsi ai Deep Purple). I gruppi della scena italiana, che hanno ottenuto maggiori consensi sono: la Premiata Forneria Marconi, il Banco Del Mutuo Soccorso e le Orme. La Pfm è il gruppo maggiormente legato al prog inglese, soprattutto ai King Crimson…..anzi, si può dire che ne scopiazzavano lo stile. Infatti, ascoltando i loro primi due album “Storia di un minuto” e “Per un amico” (a mio avviso gli unici degni di nota) non è difficile cogliere la somiglianza di alcuni pezzi con quelli contenuti negli album “In the court of crimson king” e "Lizard", dei King Crimson , dal punto di vista degli arrangiamenti, dei suoni e deglle atmosfere che caratterizzano idue album del gruppo inglese. Forse è per questo che la Pfm, tra i vari gruppi italiani, è quello che ha ottenuto maggiori consensi all’ estero. Molto più originale è il Banco del Mutuo Soccorso i cui dischi essenziali sono l’ omonimo, il concept-album “Darwin” (che tratta la teoria darwiniana dell’ evoluzione), e “Io sono nato libero” che costituisce, a mio avviso, il momento più alto del gruppo.
Le Orme esordiscono alla fine degli anni ’60 come gruppo beat e nel 1971 aprono la loro parentesi progressive con l’ album “Collage”. Il loro è un prog sinfonico caratterizzato da melodie tipiche della musica leggera italiana ma con dei momenti molto belli tendenti alla psichedelia. Altri album importanti delle Orme sono “Uomo di pezza”, il concept-album “Felona e Sorona” ( a mio avviso il più bello) e “Contrappunti” del 1974 che chiude la parentesi prog delle Orme che dopo questo disco sono tornati a fare beat.
Secondo me, però, i gruppi veramente orignali della scena italiana sono due: gli Area (i miei preferiti) ai quali, più in là , dedicherò un intero post e il Balletto di bronzo.
Per quanto riguarda i primi, vi segnalo gli album “Arbeit Macht Frei”, “Crac!” , “Maledetti” e “Areazione”, mentre dei secondi dovreste ascoltare “ys”.
Inoltre molto importanti sono anche i New Trolls dei quali vi segnalo gli album “Concerto grosso n. 1”, “Tempi dispari” , “UT”, “Atomic System” e la parte live di “Searching for a land”. Gran bel disco è, anche, “Zarathustra” dei Museo Rosenbach.
Infine, meritano di essere mensionati i Quella vecchia locanda, Biglietto per l’ inferno,
gli Osanna (con gli album “l’ uomo” e “Palepoli”), i Metamorfosi (con l’ album “Inferno”), i Raccomandata con ricevuta di ritorno. Credo, anzi spero, di aver finito. ATTENZIONE: anche in questo caso, i dischi che vi ho citato costituiscono solo, quella che io ritengo essere, la discografia essenziale del rock progressive italiano….ma c’ è molto, molto ancora.
Ora: fra tutti i gruppi che ho citato, sia per il prog italiano e sia per quello inglese, qual’ è il vostro preferito? Lasciate i vostri giudizi nei commenti e poi tireremo le somme……anzi facciamo una cosa, al gruppo che otterrà il maggior numero di consensi dedicherò il prossimo post….quindi votate. Inoltre vi invito, come sempre, a segnalare gli artisti o gli album che ritenete meritevoli di essere menzionati. Ciao e alla prossima……………..ONLY ROCK ‘N’ ROLL !
| inviato da il 10/2/2007 alle 9:49 | |
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1 febbraio 2007
ROCK PROGRESSIVE ?
 (Copertina dell’ album “In the court of the crimson king “ dei King Crimson)
Salve gente! Rieccoci qua.
Nel post precedente ho consigliato, a tutti coloro che non dovessero conoscere il rock progressive, di iniziare a documentarsi. Non so se l’ avete fatto, ma in questo post inizierò a parlarvi di questo genere di musica cercando di tracciare, per quanto le mie conoscenze me lo permettano, le caratteristiche principali di esso.
Inizialmente, al rock progressive, sono state attribuite altre espressioni come rock romantico,rock barocco, rock sinfonico ecc… e solo in un secondo momento è stato attribuito, a questo tipo di rock, il termine progressive proprio per indicare uno stile non statico, un qualcosa che si muove, che progredisce verso varie forme di musica. Infatti, a mio avviso, la caratteristica principale del rock progressive è data dalla coesistenza, in un unico pezzo, di vari generi musicali tenuti insieme da un unico filo conduttore: la psichedelica.
A questo punto cercherò di elencare gli altri elementi che contraddistinguono questo genere musicale:
- nel prog vi è il superamento della “forma canzone” caratterizzata dall’ alternarsi tra strofa e ritornello;
- i pezzi prog sono generalmente lunghi e, a volte, anche suddivisi in sottosezioni alle quali spesso vengono assegnati dei titoli. Questi tipo di brani sono definiti “suite”;
- molti album progressive trattano un unico tema che viene analizzato nei vari brani. Questi album sono definiti “concept-album”;
- nel rock progressive vi è il massiccio utilizzo di cambi di tempo nella ritmica, spesso anche radicali;
- vi è l’ utilizzo di strumentazioni molto allargate che superano il trio chitarra-basso-batteria, con il grande utilizzo di tastiere, che sono il vero marchio di fabbrica dei gruppi progressive, ma anche di strumenti a fiato e di sezioni d’ archi;
- gli arrangiamenti sono molto ricchi e spesso con toni epici, medievali;
- la ritmica e la melodia sono complesse e spesso attinte dalla musica classica o dal jazz;
- poiché il progressive nasce in un contesto socio-politico negativo caratterizzato dalla crisi culturale e sociale, dalla guerra fredda, dalle lotte contro le varie forme di discriminazione (tutti fattori che hanno alimentato le contestazioni studentesche di fine anni ’60) questo genere svincola la musica dalla realtà. I testi progressive non riflettono il reale ma al limite lo portano nel fantastico;
- vi è un uso limitato dell’ improvvisazione;
- gli strumenti vengono suonati in modo molto virtuoso.
Tutti questi sono gli elementi che caratterizzano il rock progressive.
Ora mi soffermerò sulle sue origini. Il movimento prog nasce, tanto per cambiare, in Inghilterra. L’ embrione del progressive è individuabile nell’ album “Sgt. Pepper’ s lonely heart’ s club band” dei Beatles del 1967, nei primi lavori dei Soft Machine, nei Pink Floyd del grande Syd Barret soprattutto (a mio avviso) con il pezzo “See Emily play” del 1967, in “Days of passed” dei Moody Blues del 1967, nel disco omonimo dei Procol Harum del 1968. Detto ciò però bisogna dire, senza alcuna ombra di dubbio, che il rock progressive nasce il 10 ottobre del 1969, giorno in cui viene pubblicato l’ album “In the court of the crimson king” dei King Crimson , album che contiene il primo, vero pezzo progressive “21st century schizoid man” che vi riporto sotto.
Ora: ascoltate questo pezzo e lasciate il vostro giudizio nei commenti, dove vi invito anche a scrivere i nomi degli album che ritenete opportuno segnalare. Ciao e alla prossima……ONLY ROCK ‘N’ ROLL
| inviato da il 1/2/2007 alle 15:48 | |
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